Via Francigena Fidenza

Vent’anni della Via Francigena

Nel 2014 sono stati celebrati i vent’anni del riconoscimento della Via Francigena quale “Itinerario culturale del Consiglio d’Europa”, all’insegna dei valori europei che essa vuole trasmettere e nell’ottica dello sviluppo di un’economia sostenibile nei territori attraversati.

Il boom della Via Francigena oggi: motore per l'economia e opportunità di scoprire l'Europa minore


 

Oggi la Via Francigena è al centro dei riflettori internazionali.

Lo dimostra il numero di pellegrini che negli ultimi anni si sono messi in cammino da Canterbury a Roma, alcuni proseguendo per l’Italia del sud in direzione Gerusalemme. Arrivano dal Nord e dal Sudamerica, dall'Asia e da numerosi Paesi Europei, con maggiore intensità da Spagna e Francia. In forte aumento anche il numero di camminatori italiani.


Il 28 giugno 2011 è stato presentato presso il Parlamento Europeo a Bruxelles uno studio sull'impatto degli Itinerari culturali europei sulle piccole e medie Imprese, prendendo la Via Francigena come uno dei cinque itinerari di riferimento insieme a Hansa, Rotte delle Olive, Transromanica, El Legado Andalusi.
Tale Studio, realizzato nell'ambito del programma congiunto fra Consiglio d’Europa e Commissione Europea, ha messo in evidenza il potenziale che la Via Francigena e gli itinerari culturali hanno nel rilancio e nella crescita dell’economia dei territori, sottolineando l’importanza di preservare i valori che stanno alla base del Consiglio d’Europa: integrazione culturale, tolleranza, condivisione, tutela del patrimonio architettonico e del paesaggio.

Oggi si torna a parlare di micro-economia dei territori della Via Francigena, grazie all'incremento continuo del flusso di pellegrini sul cammino. Il fenomeno è legato alla riscoperta del turismo lento, autentico, emozionale, di qualità e rappresenta per le nuove generazioni una concreta opportunità di mettere a servizio dell'itinerario la propria professionalità.

Come la Regione Toscana dimostra, lo sviluppo della Via Francigena è la conseguenza di una politica lungimirante della gestione di un territorio. La Toscana approvò nel 2009 il 'Master plan della Francigena' investendo adeguate risorse per la completa fruibilità del percorso, condizione fondamentale affinché un itinerario cominci a generare economia su scala locale e regionale. Parliamo quindi di infrastrutture e servizi di ospitalità e accoglienza (con particolare riferimento a quella “povera” per pellegrini), di sicurezza, informazione e segnaletica. Questo è l'approccio corretto di politiche in grado di generare una 'economia della Francigena', creatrice di start up d’impresa giovanile e di occupazione.

 

Cresce in continuazione l’interesse di privati operatori e di imprese di turismo sostenibile, formazione, comunicazione, tecnologia, trasporti, accoglienza, ristorazione per implementare il progetto e mettere a disposizione di camminatori, pellegrini, turisti servizi specifici ed adeguati. 

È un indice che ci fa capire quanto la vita della Francigena sia entrata in una fase matura.

Molti giovani appassionati si sono avvicinati ad essa per offrire servizi che creano ulteriori concrete opportunità di lavoro e di nuova occupazione. Anche reti di impresa e consorzi di operatori culturali e turistici si sono attivati per fornire servizi a chi cammina ed alcune regioni hanno emanato bandi per la manutenzione del percorso e della segnaletica, così come si sono diffusi alcuni centri commerciali naturali proprio per dare servizi ai camminatori. 

La Via Francigena può diventare un laboratorio in grado di attirare e formare giovani, dando spazio alla loro creatività. Si tratta di favorire, attraverso specifici bandi pubblici, la realizzazione di start up che possano metterli in condizione di avviare la propria impresa. Le città che stanno caratterizzando il proprio DNA culturale con la Via Francigena, grazie alla forza propulsiva del progetto in termini di identità, patrimonio, crescita sociale, dialogo interculturale, offrono una grande opportunità di sviluppo della creatività giovanile.

I territori possono giocare un ruolo molto importante per favorire la messa in rete dell'humus imprenditoriale e creativo attirando energia positiva e fiducia. Il tema dell’occupazione giovanile oggi è più che mai al centro delle politiche europee, nazionali e regionali. La Via Francigena e gli itinerari culturali, possono diventare ottime piattaforme sperimentali per generare flussi occupazionali intorno a temi culturali, declinati in tutte le loro molteplici forme di sostenibilità.

Via Francigena

Il futuro della Francigena. Spunti e riflessioni

 

La Francigena sta vivendo la fase di slancio del Cammino di Santiago agli inizi degli anni Novanta.

Oggi questo itinerario europeo è diventato quello che ormai tutti conosciamo (oltre 200.000 pellegrini all’anno) e nuovi cammini si sono sviluppati in Spagna, generando una rete di migliaia di chilometri fruibili ed attrezzati, dedicati a trekking e turismo slow. Negli ultimi anni tanto lavoro è stato fatto e una forte consapevolezza sull’importanza di questo progetto  culturale si sta ormai consolidando a livello internazionale. Ma ancora tanto lavoro resta da fare.

La Francigena ha un potenziale ancora maggiore se pensiamo all'intero percorso europeo, compresa la direttrice Sud.

Un percorso complessivo così bello, affascinante, autentico, emozionante che, pur camminando lentamente, si ha l’impressione di non avere sufficiente tempo per ammirarlo in tutte le sue sfumature e dimensioni. L'opportunità legata allo sviluppo di questo itinerario europeo è enorme, così come grande è la speranza che esso possa generare un nuovo flusso turistico internazionale legato ai principi della sostenibilità, rispetto ambientale, dialogo interculturale. Come accade per ogni progetto, anche per la Francigena occorre cercare di vederne una prospettiva a medio-lungo termine.

Ancora una volta il paragone con il Cammino di Santiago è inevitabile.

Questo itinerario ha ormai generato il proliferare di altri cammini (Cammino portoghese, Cammino del Nord, Via della Plata, ecc.) che attirano migliaia di pellegrini da tutto il mondo e sono in grado di sviluppare una vera e propria economia sui territori. Studi sociologici, itinerari turistici, guide artistiche, sportive, gastronomiche, raccontano come il Cammino di Santiago sia diventato oggi un vero e proprio fenomeno sociale, quasi una moda, con tutti i rischi che questo comporta, a partire dalla massificazione.

Non è facile, quindi, mantenere l'autenticità originaria di un cammino che affonda le sue radici nella storia dell'Europa e nella sua dimensione spirituale. Ma questa è condizione essenziale per continuare a far rivivere la Francigena con i suoi valori europei. Essa ha un potenziale ancora più alto rispetto al cammino spagnolo, sia per la sua meta finale, Roma, sia per la dimensione legata al turismo culturale che essa può generare. 


Scoprire l'Italia e l'Europa a piedi o in bicicletta, in questi angoli sconosciuti o al di fuori dei circuiti turistici tradizionali, rappresenta un indubbio valore aggiunto. Camminare sulla Francigena significa oggi credere anche in una forte cooperazione culturale, territoriale, turistica e di coesione sociale, con particolare attenzione ai temi-simbolo dell’Europa. 

Questo contribuisce a rafforzare la dimensione democratica dello scambio e del turismo culturale attraverso il coinvolgimento di reti, associazioni e autorità locali e regionali, università e organizzazioni professionali, nonché a conservare il variegato patrimonio di temi ed itinerari turistici alternativi. Ma la Francigena rappresenta oggi uno dei più importanti progetti per lo sviluppo turistico dell'Italia, Paese che negli ultimi anni ha perso molto appeal a livello internazionale, testimoniato da un forte calo di presenze.

Non sarà certo lo sviluppo di questo itinerario a risollevare le sorti di un Paese, anche se indubbiamente il trend dei cammini è in grado di generare importanti flussi di viaggiatori e creare una nuova vocazione legata all'accoglienza sui territori.

Si tratta di un progetto inclusivo, in grado di promuovere una forma di turismo slow, sostenibile e legato al recupero della memoria, ma anche di favorire lo sviluppo delle aree limitrofe al percorso. La Francigena, infine, si può declinare con altre forme complementari di turismo: terme, gastronomia, arte, storia e letteratura di viaggio.


Affinché si possa concretizzare l'attesa verso un progetto di questa dimensione Francigena ne, nei prossimi anni dovrà far seguito un adeguato sviluppo delle infrastrutture al fine di rendere perfettamente fruibile il percorso a piedi, in bicicletta e a cavallo, così come dovranno essere messe in sicurezza tutte le tratte, creati nuovi punti tappa, ampliata l’offerta legata all’accoglienza. Questo significa mettere la Via Francigena al centro delle politiche nazionali, regionali e locali per la pianificazione e sviluppo strategico territoriale.

In primis, comunque, rimane decisivo il ruolo attivo delle regioni, in quanto è attraverso una convinta politica di sviluppo regionale incentrata sulla valorizzazione degli itinerari che sarà possibile investire risorse sulle infrastrutture e sulla promozione della Via.

Altrettanto importante anche il supporto del Governo nazionale affinché la Francigena possa fungere da incubatore per altri itinerari e cammini sia in ambito europeo (la Via di San Michele, che dalla Normandia scende verso la Puglia, e la Via Romea, che da Stade arriva fino a Roma congiungendosi con la Francigena a Montefiascone), sia in ambito nazionale (la Via di Francesco, la Via degli Abati o il Cammino di San Colombano).

Ma non dimentichiamoci infine che l'itinerario della Francigena, in fondo, deve rimanere come una grande 'autostrada' pur preservando la propria identità.

Chiunque di noi ha il diritto di percorrerla, conoscerla e di avvicinarsi ad essa, senza distinzione di credo, classe sociale o motivazione di percorrenza, così come avviene da oltre mille anni. Rappresenta un nostro grande patrimonio culturale, da tutelare, preservare e valorizzare.

Credits Luca Bruschi