Via Francigena Fidenza

La Via Francigena

Nel Medioevo essere pellegrino diventa un vero e proprio status. Si va a Roma e da lì in Terra Santa per espiare qualche colpa o, semplicemente, per prepararsi alla Vita eterna: il viaggio, meglio il pellegrinaggio, occupa così diversi anni della vita e le vie per raggiungere la Città Santa della Cristianità diventano famose se non addirittura mitiche. Così come le città poste sugli snodi viari più importanti: Fidenza è una di queste.

Nel Medioevo il pellegrinaggio diventa una faccenda seria. Sulle orme di Sigerico


 

La Via Francigena è dal 1994 compresa nel programma “The Council of Europe Cultural Routes” e la EAVF, European Association of Vie Francigene (l’Associazione europea delle Vie Francigene), il soggetto, riconosciuto dal Consiglio d’Europa e preposto alla tutela, protezione e valorizzazone del tracciato dell’antica strada medievale, ha sede proprio a Fidenza. 

La testimonianza più straordinaria giunta fino a noi che racconta di un preciso percorso della Via Francigena è quella scritta in forma di diario dall'Arcivescovo di Canterbury Sigerico (950–994) - oggi conservata alla British Library, di cui è però disponibile on-line una trascrizione commentata in inglese, “Archbishop Sigeric's pilgrimage to Rome in 990” di Veronica Ortenberg - che nell'anno 990, di ritorno da Roma dove era stato investito del Pallio Arcivescovile da parte di Papa Giovanni XV, annotò tutte le 79 tappe attraverso l'Europa. 

Erroneamente questo itinerario viene scambiato per il “vero” tracciato della Via Francigena, ma così non è e di certo non “la strada di Sigerico” non è l'unica.

Infatti, citando liberamente il direttore del Centro Studi Romei di Firenze Renato Stopani – l’intervento integrale si può leggere nel volume “Pellegrini a Fidenza”, Firenze, 2001 - è col Medioevo e con l’inventio del pellegrinaggio – in questa epoca quello del pellegrino diviene un vero e proprio status, uno stile di vita - che nasce anche la necessità di individuare un tracciato “sicuro” per coloro che dalle aree in corso di evangelizzazione del Nord Europa (soprattutto delle Isole britanniche) erano diretti a Sud-est, verso i luoghi simbolo della Cristianità e cioè Roma (la città santa) e San Michele in Gargano, da cui ci si imbarcava poi per Gerusalemme (la Terra Santa). 

 

Raggiunte da Nord le Alpi Occidentali, i pellegrini si dirigevano generalmente ad una serie di Passi, Gran San Bernardo e Moncenisio su tutti.

Si può quindi dire che la via Francigena vera e propria, “la strada generata dalla Francia”, nascesse da qui, da quelli che da sempre – si pensi ad Annibale – sono le porte d’accesso all’Italia.

Valicati i Passi, però, non si ha un tracciato sicuro e certo, ma un fascio di itinerari. Questo si deve soprattutto alle caratteristiche della viabilità medievale, tutta fatta di spezzoni di strade romane integrate da strade vicinali e sentieri. La strada, molto semplice come struttura, non ha caratteristiche monumentali come in epoca romana; è qualcosa che indirizza verso località in cui il viandante può trovare assistenza, ricezione, possibilità di superare un corso d'acqua oppure un valico. Ciò che caratterizza la strada medievale non è tanto il manufatto in sé, quanto l'esistenza lungo il percorso di infrastrutture di servizio. 

Dalle Alpi, quindi, si passava per la capitale longobarda Pavia e si procedeva verso Placentia (Piacenza) snodo di scambio tra la via fluviale del Po – Padus - e la Via Aemilia. Quest’ultima veniva percorsa fintanto che si trovava nel territorio sotto il controllo longobardo e cioè fino a Borgo San Donnino (dove la Fidentia Flavia, fondata dai romani, era diventata un piccolo villaggio).

È da tenere in conto che all’epoca – come d’altronde ancor’oggi - un pellegrino percorreva non più di 20 chilometri al giorno in 6/8 ore circa di marcia.

Via Francigena mappa

 

Oltre Borgo, per continuare verso Roma, si lasciava la Via Emilia e ci si incamminava per una delle diverse strade che, a poco a poco, nascono per valicare gli Appennini.

Tra i tanti percorsi, col tempo e per le ragioni che andremo ad illustrare, si comincia a preferire la Via di Monte Bardone, che porta al Passo della Cisa, di origine longobarda che comincia ad essere chiamata “Via Francigena”. 

I diversi valichi appenninici utilizzati in epoca medioevale possono essere ancora oggi individuati grazie alla presenza dei resti di una cosiddetta Abbazia Regia (ad esempio il Monastero di San Moderanno a Berceto in provincia di Parma), comunità monastiche (cenobi) di fondazione longobarda, dipendenti dalla capitale Pavia, che servivano sia per il controllo della viabilità che come assistenza dei viandanti.

Grazie alla presenza della memoria di queste costruzioni è possibile oggi, dunque, individuare una serie di percorsi transappenninici che col passare del tempo diverranno sempre più battuti e dotati di strutture di servizio. Fra questi, come detto, quello per Monte Bardone s'impone sugli altri probabilmente per il fatto di essere il più breve e diretto e perché più degli altri consentiva di fruire, rimanendo entro i confini longobardi, della pianeggiante Via Emilia, almeno fino a Fidenza. La quale diventa l’ultima città prima degli Appennini.

Il termine “Borgo” (citato per la prima volta in un documento del 923, ritrovato da Ireneo Affo), esprime una realtà di un grosso insedimento in crescita: crescita a cui anche la presenza dei pellegrini certamente contribuì. 


 

Fidenza è un importante snodo viario verso il Passo della Cisa (Monte Bardone) ed è seconda solo a Piacenza nei transiti verso Sud. Infatti anche altre vie, provenienti da nord e anche da ovest, hanno come tappa Fidenza, senza, per forza arrivare fino a Parma. 

Si sviluppa, insomma, quella località molto transitata e, poi, dotata di strutture ricettive, assistenziali e di ospedali nella quale anche la Pieve diventerà sempre più importante fino a diventare Chiesa Cattedrale.

Per dirla col già citato Renato Stoppani, “… l’aumento del passaggio di pellegrini crea il fenomeno di sacralizzazione dello spazio: cioè le cose, le architetture, i luoghi assumono un significato diverso proprio in forza dei pellegrinaggi. Il pellegrino vive lo spazio, ma per trascenderlo: egli percorre una strada, ma la sua finalità non è quella del viandante o del mercante, l'itinerario viene sacralizzato, dotato quindi di una serie di messaggi, simboli, segni che fanno riferimento allo scopo del viaggio. 


Questi segni si addensano in alcuni luoghi tra questi in particolare Borgo San Donnino con la sua Cattedrale. Si spiega così perché non esiste all’infuori della cattedrale di Fidenza, lungo tutto l'itinerario della via Francigena, una località dove si abbia un pari addensarsi di segni e simboli del pellegrinaggio
” (Renato Stopani, “Pellegrini a Fidenza”, Firenze, 2001).