monumenti di Fidenza

I monumenti della città

Principali monumenti cittadini per una visita alla città di Fidenza

Principali monumenti cittadini per una visita alla città di Fidenza


 

Scavi di Piazza Grandi e Ponte Romano (I sec.)



L'area occupata dall'odierna piazza Grandi fu un importante snodo topografico.
Essa rappresentava in epoca medievale la connessione tra il nucleo cittadino di Borgo San Donnino e l'antico percorso della Via Emilia.

Gli scavi archeologici hanno consentito di acquisire importanti elementi legati alla storia della città.

Qui, in epoca romana, scorreva il torrente Stirone e secondo l'ipotesi di L. Pigorini, i resti del ponte da lui rintracciati nel 1874, appartenevano ad un Ponte Romano a più arcate, innalzato sulla Via Emilia. Nel tempo il manufatto ebbe bisogno di interventi di manutenzione e il primo di questi va ricondotto all'alto medioevo e fu una passerella lignea al posto delle arcate in pietra crollate.
Questo ponte compare nei rilievi della facciata della Cattedrale.
Nella seconda metà del Trecento venne realizzato un nuovo ponte, in laterizi, del quale rimangono strutture di consolidamento del pilone centrale e il rivestimento superiore di quello orientale.

Sotto la dominazione Viscontea fu creato un nuovo circuito di fortificazione della città, comprensivo di una torre a base quadrata, innalzata su di un'arcata del ponte romano.
In un momento ulteriormente posteriore, si può collocare la costruzione di un nuovo ponte in laterizi, la quale arcata meridionale verrà fatta crollare per fare posto (fine XIV sec.) all'avancorpo della torre stessa.



 

La Torre Medievale (1364 circa)



All'ingresso di piazza Duomo si eleva una torre di epoca medievale unica testimonianza delle fortificazioni che per diversi secoli protessero Borgo San Donnino.

La torre risale al 1364, ovvero al secondo stralcio dei lavori di edificazione delle mura viscontee su progetto del magister murorum Giorgio da Como. Nel 1575 viene inglobata nella cerchia difensiva farnesiana della quale costituisce la porta San Donnino. Fino agli anni '30 del nostro secolo rimane l'accesso a Borgo per chi proviene da Piacenza.

La torre è edificata sulla prima arcata del ponte romano.
Nell'androne con volta a sesto acuto, all'interno della cornice ancora oggi in loco, nel 1913 viene collocata una immagine della Vergine col Bambino. Fino al 1858 un edificio adibito ad avamposto, dei gendarmi o dei gabellieri, affianca la torre sul lato posto al di fuori delle mura. A base quadrata, presenta muri lisci in mattoni a vista ornati su tre lati, al di sotto della merlatura, da una cornice di mattoni posati a dentelli. Particolare è la forma dei merli: ghibellini su tre lati e guelfi sul lato che prospetta il Duomo.
Al di sopra degli archi a sesto acuto, circa a metà della sua altezza, si aprono, rispettivamente, una finestra ad arco ribassato sul fronte verso il Duomo e due su quello opposto.
La copertura a quattro falde con orditura in legno e coppi è posteriore.


 

Le Fortificazioni Viscontee (Fine XIV sec.)



Alla fine del XIV sec., la Torre Medioevale fu dotata di un avancorpo possente per fortificare l'unico ingresso del lato ovest della città. A difesa di questo fondamentale punto di passaggio, la famiglia dei Visconti fece erigere una cinta difensiva.
Vi è tutt'ora traccia delle Fortificazioni Viscontee nel tessuto urbano, partendo dalla Torre in direzione sud, percorrendo via Frate Gherardo, arrivando a Piazza Gioberti e proseguendo lungo Via XX Settembre e Viale dei Mille in direzione est, fino a riallacciarsi all'antico tragitto della Via Emilia.



 

Chiesa di San Giorgio (XVII sec.)



È situata sulla Via Francigena, con annesso ospedale costituiva una tappa per i pellegrini in cammino verso Roma.

Nel 1331 è citata in documenti ecclesiastici parmensi come Ecclesia Sancti Georgii Pelavicinorum in Burgo
Essendo situata sulla Via Francigena, con annesso ospedale, costituiva una tappa per i pellegrini in cammino verso Roma. Nel 1331 è citata in documenti ecclesiastici parmensi come Ecclesia Sancti Georgii Pelavicinorum in Burgo

Da offerte lasciate nel 1367 da Alessia Del Fante, sappiamo che la chiesa era allora funzionante. 
L'affresco raffigurante San Giorgio che uccide il drago, considerato come “una delle più alte espressioni della poetica padana” del tardo gotico, è oggi conservato nel Museo del Duomo di Fidenza ed è ancora visibile la sinopia nella parete della torre di San Giorgio.
Le fortificazioni farnesiane del 1575 comportarono l’abbattimento della facciata dell’oratorio.

Nel 1617 furono demolite le mura e l'abside fu trasformata a portico e adattata ad ingresso con l’aggiunta alla chiesa di quattro cappelle. Nel 1769 l’ospedale di San Giorgio fu soppresso per Decreto Reale e nel 1805 la chiesa, a causa di un decreto Napoleonico, fu spogliata di tutti i suoi beni ed abbandonata.

 

Palazzo Omati (XVI sec.)

La famiglia Armarolo, chiamata Omati per traduzione omofonica di d’Homate (da Omate, il loro paese di origine nel milanese), si trasferisce a Borgo San Donnino circa alla metà del XVI secolo.
I fratelli Gaspare e Giovanni, capostipiti del ramo borghigiano, nascono intorno al 1530. 

Il primo battesimo a Borgo di un Omati, di cui si ha memoria certa, avviene nel 1583 nella Cattedrale.
Gli Omati, distintisi in vari campi, sono creati nobili dal duca di Parma nel 1724.
La famiglia si trasferisce a Rimale alla fine del XVIII secolo, dopo aver vissuto per alcuni secoli nel palazzo che da loro prende il nome, Palazzo Omati, collocato di fronte all'Oratorio di San Giorgio.
La facciata principale è ritmicamente scandita dalle aperture rettangolari delle finestre equidistanti. La serietà del fronte è sottolineata dalle due "torri" quadrate d’angolo che un tempo erano coronate da merli. Con pianta a "U", all'interno racchiude un cortile sul quale si apre, a piano terra, un porticato.



 

Case Lignee (XIII-XIV sec.)



Grazie ai lavori di ristrutturazione di un immobile in Via Bacchini (ex Caserma dei Carabinieri), ci sono pervenuti importanti ritrovamenti archeologici che gettano nuova luce sulle dinamiche che che hanno segnato il passaggio dal Municipio romano di Fidentia alla medievale Borgo San Donnino.
La seriazione stratigrafica al di sotto di brani murari in ciottoli e una serie di pozzo pertinenti ai rustici del convento originario (XV secolo), ha evidenziato un livello caratterizzato da numerose fosse ripiene di granaglie databili XI secolo.
Ad oltre 4 metri di profondità dal piano attuale, sono stati riportati alla luce resti di due successivi villaggi, caratterizzati da case lignee rettangolari, ripartite in due ambienti da tramezzi.



 

Teatro Municipale G. Magnani (XIX sec.)



L’edificazione del teatro comunale è voluta da una società composta da 39 persone, tra cui  funzionari dello Stato Parmense, i quali acquistano per 1200 lire l’area della soppressa chiesa di San Francesco.

I lavori cominciano nel 1813 ma vengono interrotti per lungo tempo a causa dello scioglimento della società, della mancanza di fondi e dell'uragano che nel 1835 demolisce l’erigenda copertura del palcoscenico ed i suoi muri portanti. 
La costruzione dell'edificio riprende nel 1831, quando la proprietà passa al Comune. 
Il progetto originario del Teatro era dell'architetto Nicola Bettoli, che fu anche progettista del Teatro Regio di Parma, anche se nel corso del tempo, fu semplificato dall'ingegnere Antonio Armanetti.

L’apparato decorativo è ideato dal pittore e scenografo borghigiano Girolamo Magnani, al quale è stato poi dedicato il teatro, inaugurato il 26 ottobre 1861 con la rappresentazione dell’opera verdiana Il Trovatore.

L’architettura e le decorazioni della facciata, riflettono il gusto imperante all'epoca della progettazione; notevole è anche la somiglianza con quella del teatro Regio di Parma. 
Alle cinque aperture del piano terra, i tre archi a tutto sesto del portico e le due finestre laterali, corrispondono altrettante finestre al piano superiore arricchite nelle lunette da tondi a bassorilievo con l’effigie di importanti musicisti italiani.
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Palazzo Comunale (1354)



Nel 1273 si hanno le prime notizie dell’edificio in stile gotico lombardo, nelle quali si legge che i borghigiani stanno erigendo la Casa Comunale, l’opera termina nel 1354.

Il palazzo, devastato dalle truppe spagnole e francesi qui accampate, viene abbandonato nel 1527. Durante i restauri iniziati nel 1570 (insieme all'edificazione della torre), vengono aggiunti gli spazi del Monte di Pietà e viene decorata la facciata con un’immagine di San Donnino, opera di borghigiano Antonio Formaiaroli.
I dipinti sono cancellati nei restauri diretti da Girolamo Magnani nel 1875 che prevedono la trasformazione delle trifore di facciata in bifore. 

Ventidue anni dopo viene realizzato lo scalone interno, gli anni 1905 e 1915 vedono l’allungamento dei bracci laterali e la realizzazione del lato posteriore.

Oggi l’edificio presenta un impianto planimetrico rettangolare a corte interna, alla quale si accede attraverso due androni ad arco acuto simmetrici. La corte è arricchita al primo piano da una balconata lignea. Le murature sono in mattoni faccia vista e le coperture a due falde in coppi.

Il prospetto su piazza Garibaldi si apre a piano terra con un porticato a cinque archi a sesto acuto sormontati al primo piano da quattro bifore con archivolti decorati, e da un balconcino centrale; la facciata è conclusa da una merlatura interrotta sulla linea mediana da una parte emergente che ingloba l’orologio. 
I bassorilievi inseriti sul fronte principale raffigurano: lo stemma di Borgo, quello dei Visconti, l’Arme del Comune (mezza aquila imperiale e mezza croce) concessa a Borgo San Donnino da Federico II nel 1221.
Nella piazza principale, di fronte al Municipio, è collocato l’obelisco eretto in onore di Giuseppe Garibaldi, nel 1884, uno dei primi in Italia.



 

Chiesa di Santa Maria Annunciata e Chiostro Ospedale degli Umiliati (XVII-XVIII sec.)



Sotto la struttura in vista del XVII sec. vi sono i resti dell'antico Ospedale degli Umiliati, che aveva funzione di ospedale e ospizio per i malati e i poveri. Questo Monastero si estendeva fino a vicolo Brandi, comprendendo alcuni chiostri, dei quali uno ancora visibile, alcune case e l'Oratorio di Sant'Agata.

Il primo nucleo risale al 1100 per volere della famiglia Pincolini, due secoli dopo, il suo orientamento venne ruotato di 90°.
L'aspetto attuale della Chiesa è dovuto al rifacimento del XVII secolo. L'ingresso è dotato di una bifora in cotto ed arenaria e all'interno custodisce una tela dello Scaramuzza (1840 circa) e gli affreschi dell'altare del Formaiaroli.

Chiesa di San Michele Arcangelo o San Michele Vecchio (1533-1537)



La Chiesa risale al 1533-1537, la pianta, a croce greca, ha caratteristiche tipicamente rinascimentali, fu chiusa al culto nel 1944. 
La facciata fu rifatta nel 1893 ed è formata da un portale centrale e da due porte laterali, ad essa è stata aggiunta la torre quadrata con quattro bifore nella cella campanaria. La cupola è ottagonale e sorretta da quattro aerei pilastri.
La Chiesa dichiara fin da subito, visivamente, la sua nitida semplicità.

In San Michele si venerava colui che conduce i defunti al giudizio di Dio, o addirittura colui che pesa le anime dei trapassati. L'Arcangelo è però anche riconosciuto come "santo guerriero" del popolo cristiano.
All'intero della Chiesa troviamo un affresco datato XIV sec. e raffigurante la Madonna in trono col Bambino, attribuito a Tommaso da Modena. La Chiesa è stata oggi è recuperata quale sede di mostre e convegni culturali. 



 

Chiesa della Grande Madre di Dio e Palazzo Collegio dei Gesuiti (XVII sec.)



L’ex collegio dei Gesuiti, è eretto dal 1697 al 1710 per volere del duca Francesco Farnese
I Gesuiti sono obbligati ad abbandonare due volte il loro collegio: la prima volta nel 1768 per volere di Ferdinando di Borbone, mentre la seconda (1806) per decreto napoleonico, vede la loro dipartita definitiva ed inoltre la soppressione dell’ordine stesso

L’ampio edificio è impostato secondo la tipologia comune dei Collegi Gesuiti, il cui prototipo è riscontrabile nel Collegio Romano, con la distribuzione dei locali attorno a più cortili, ognuno con funzione ben definita, in un impianto organico funzionale alla vita dei religiosi e a quella scolastica.

L’impianto rettangolare del collegio fidentino è impostato su tre grandi corti sulle quali si affacciano i locali e i lunghi corridoi di distribuzione. Sulla facciata geometrica si aprono due file di finestre con scansione regolare, l'unica nota decorativa è data dal portale scolpito decentrato verso la chiesa. Il fronte è coronato da un cornicione in aggetto che ombreggia una fila di piccole finestre ovali. All'interno, a piano terra, è inserita una piccola cappella con il soffitto affrescato da Giuseppe Barbieri. 

L’ingresso al primo piano avviene attraverso un arco, affiancato da altri due chiusi da una balaustra a colonnine, fronteggiato da un ballatoio che conserva la ringhiera originaria. La vasta area dell’antico collegio ingloba un ampio parco posto sul retro del complesso, nel quale, durante alcuni scavi, sono stati rinvenuti i resti della fornace per la produzione dei materiali edili necessari all'erigenda fabbrica.

 

Palazzo delle Orsoline (1707-1710)



I lavori di costruzione del palazzo delle Orsoline, così chiamato perché sorto come sede del collegio delle Suore Orsoline, voluto dalla marchesa Maria Maddalena Pallavicino e dalla sorella Anna Giacinta, iniziano nel 1707-10 e terminano nel 1731 con il completamento della cappella. 

Il terreno di costruzione era occupato da un vecchio edificio detto "Osteriazza" e dalla Torre Salvaterra (1302), antico ingresso della fortezza di Borgo San Donnino, donata alle due sorelle da Francesco Farnese nel 1708.
Il portale su via Berenini è del 1785.

Nel 1805 l’edificio, espropriato, diventa proprietà del Demanio Pubblico e 4 anni dopo accoglie il "deposito per mendicanti femmine". Ritornate in città nel 1881 le Orsoline edificano un nuovo collegio, detto il "Collegio dell’Angelo", che lasciano nel 1920 all'Ospedale Civile per ritornare nella loro sede primitiva, ormai proprietà della Casa di Riposo di Fidenza, dove riaprono le loro scuole. 

Nel 1957 le suore lasciano definitivamente la città. 
È un complesso architettonico dalla forma disorganica, impostato su due ampi cortili e sviluppato per "addizioni", è dotato di uno scalone principale terminato nel 1715 ubicato sull'area della Torre Salvaterra, di una cappella, di lunghi corridoi. 



 

Palazzo delle Orsoline / Museo del Risorgimento "Luigi Musini"



Ospitato dal 1989 nel palazzo delle Orsoline è stato fondato da Nullo Musini nel 1959 con il materiale da lui raccolto e intitolato al garibaldino Luigi Musini, suo padre. 
La collezione è stata ampliata con documenti appartenenti all'Archivio Comunale. Il museo è stato arricchito con donazioni di altri fidentini tra cui Nino Denti e Benito Mattioli.

Il museo racconta un secolo e mezzo di storia nazionale e cittadina, da Napoleone alla II Guerra Mondiale.

Il percorso di visita, in ordine cronologico e tematico, è suddiviso in 9 sale e così organizzato: Napoleone e Maria Luigia (per il periodo 1802-1847), i Borbone (1847-1859), Fidentini nel Risorgimento, Giuseppe Garibaldi (1848-1870), Giuseppe Verdi (1853-1901), Luigi Musini (1859-1915), dall’Unificazione a Sarajevo (1862-1914), dal 24 maggio 1915 alla guerra di Spagna (1936), II Guerra Mondiale e Resistenza (1940-46).

Il Museo conserva una delle sei copie esistenti dell’Album dei Mille, importante per le sue 850 fotografie dei garibaldini che salparono da Quarto il 5 maggio del 1860.



 

Palazzo delle Orsoline / Museo dei Fossili dello Stirone



Una collezione di fossili, soprattutto gusci e parti scheletriche di molluschi, di stelle marine persino di balene che documentano la storia geologica dell'area parmense.