miracoli di San Donnino

I miracoli

Il primo miracolo di san Donnino è contestuale al suo martirio: gli uomini di Massimiano che lo hanno appena decapitato per ordine dell’imperatore lo vedono alzarsi da terra, raccogliere la sua testa e guadare lo Stirone prima di accasciarsi nell’esatto punto dove oggi sorge la Cattedrale.

San Donnino, una lunga storia di miracoli e inventiones del corpo


 

La storia dei miracoli attribuiti a San Donnino si intreccia con quella delle “inventiones”, e cioè delle scoperte del suo corpo.

Il primo dei miracoli è tutt'uno col martirio: “Elevato capite suo de terra in qua iacebat, transiens fluvium Sisterionem, propriis manibus, quantum iactus est lapidis, illud deportans… iuxta eandem viam se cum ipso deposuit”. E cioè: dopo aver raccolto da terra la testa che gli era appena stata staccata da corpo, San Donnino attraversa lo Stirone e si va ad accasciare – supino, con la testa ben riposta sul petto fra le ulne - sull'altra riva, non più lontano di un lancio di sasso dal luogo dell’esecuzione. 

In quel luogo e in quella posizione – che potrebbe anche far pensare ad una pia ricomposizione del cadavere ad opera di qualcuno del luogo – lo ritroverà una prima volta, una trentina d’anni dopo il martirio, il Vescovo di Parma avvertito dai fidentini che da alcune notti sulla riva dello Stirone brillava una strana luce. Recatosi sul posto, anche a seguito di un sogno che gli aveva mostrato un corpo di un santo giacente, il vescovo avrebbe ordinato di scavare rinvenendo “lapidum mausoleum continentem martirem gloriosum cum caput abscissum et inter ulnas eiusdem martiris positum” con accanto un mattone su cui era scritto “Ibi conditus est corpus/sancti Domnini Martyris/Christi”, cioè “Qui è stato nascosto il corpo di San Donnino, Martire di Cristo”.

 

In quel luogo, in forza d’una bolla dell’imperatore Costantino, venne costruita una prima parva ecclesia

A questa parva ecclesia è legato il secondo dei miracoli attribuiti a San Donnino: la restituzione del cavallo rubato ad un devoto che stava pregando sulla tomba del santo, raffigurata anche in uno dei bassorilievi che ornano la facciata della Cattedrale.


Passano gli anni, la devozione aumenta e a Fidenza ci si pone la necessità di ampliare la parva ecclesia che ormai non riesce più a ospitare i sempre più numerosi fedeli e pellegrini. Ma non si ha più memoria del punto esatto, nella navata della chiesa, al di sotto del quale sono stati tumulati i resti di San Donnino e senza di loro è impossibile anche solo immaginare di edificarne una nuova. 

A ritrovarli per la seconda volta sarà un pio sacerdote che custodiva la chiesa, il quale avendo ricevuto l’ispirazione che il corpo del martire si trova in medio ecclesiae, ne rinviene i resti custoditi in un sarcofago sormontato dall'iscrizione “In hac hiacet corpus Beatissimi Domnini Martyris”. 

miracoli di San Donnino

 

La notizia fa rapidamente il giro di Fidenza e i fedeli che raccolti nella vicina Chiesa di S. Dalmazio per la smania di vedere le sacre reliquie lasciano tutto e si accalcano sul vecchio ponte di legno sullo Stirone che non regge al peso della folla e crolla

Ma - miracolo! - grazie all'intercessione di San Donnino nessuno si fa male, compresa una donna incinta, caduta sotto numerose persone. La vicenda è stata scolpita nei bassorilievi della facciata. Passano altri anni e di nuovo della sepoltura del martire Donnino si è persa traccia anche perché “Ecclesia in honore eiusdem Sancti haedificata fuerat, sed per tyramnos et inimicos Sanctae Ecclesiae totaliter erat dextructa” e cioè la chiesa costruita dopo il miracolo del ponte di legno crollato sarebbe stata distrutta da non bene precisati nemici della Santa Chiesa, forse i Longobardi, ariani e nemici del papato. Protagonista di questa nuova scoperta del corpo del martire è Carlo Magno re dei Franchi, in procinto di diventare Imperatore del Sacro Romano Impero.

Carlo, in transito da Fidenza per raggiungere Roma dove Papa Leone III lo avrebbe incoronato Imperatore, arrivato nei pressi del luogo del martirio e della sepoltura di San Donnino, non sarebbe più stato in grado di proseguire perché il suo cavallo si rifiutava di andare avanti. Sceso da cavallo e informato da un angelo apparsogli lì per lì, del “tesoro” che si nascondeva sotto i suoi piedi, diede subito ordine di scavare e, ritrovati i resti di San Donnino, “magnam Ecclesiam iussit fabricare”. 

 

Nel corso dei secoli “la fama” di San Donnino cresce e a lui sono sempre più numerosi i pellegrini che si rivolgono soprattutto per guarire dall'idrofobia - la rabbia - evidentemente un male endemico a quel tempo nella zona. Le guarigioni miracolose attribuitegli devono essere state molte se una seconda Passio fiorentina del secolo XIV, custodita nel Convento di Santa Croce (Firenze).

Forse proprio per spiegare questi “successi” del martire nella cura dell’idrofobia (la malattia è trasmessa dal morso degli animali infetti, cani randagi o volpi, con i quali i pellegrini entravano facilmente in contatto durante il loro cammino), racconta di un miracolo – è un apax non ricordato da nessuna altra fonte - che egli avrebbe compiuto prima del martirio: guarire, cioè, un idrofobico dandogli da bere acqua e vino, dopo averla benedetta e aver invocato il Signore. 

Il potere taumaturgico di San Donnino viene riconosciuto in numerosi testi del passato.

In una stampa datata 8 agosto 1686 di Giuseppe Riva vi è scritto: “Gente arrabbiata bevendo nel calice nel cui piede è incastrato un dente del Santo, risana”. In una stampa litografica del 1868 disegnata da Giovanni Battista Astolfi, assieme ai fratelli Bramanti di Milano si legge: “S.Donnino Martire: Il Taumaturgo della Lombardia e della Toscana”.