martirio di San Donnino

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Il romanus Domninus, cubicularius e miles fortissimus, è anche un fervente cristiano e quando l’imperatore Massimiano gli ordina di abiurare il suo credo, rifiuta: questa scelta gli costerà la vita. Inseguito degli uomini dell’imperatore, viene raggiunto alle porte di Fidenza e decapitato.

Donnino, martire cristiano della fede: la cronaca del martirio sulle rive del torrente Stirone


 

La Passio Parmense del secolo XI – contenuta in un codice medioevale conservato presso la Biblioteca Palatina di Parma, del 996, e pubblicata nel 1858 nei Monumenta historica ad provincia Parmensem et Placentinam pertinentia – sembra non avere dubbi sul fatto che il martirio di Donnino, romanus e cristiano, rientri nel quadro delle efferate persecuzioni ordinate da Massimiano dopo la sua nomina ad Augusto (anno 286). 

Secondo la Passio parmense, infatti, la decisione di Donnino di abbandonare la corte di Massimiano, sarebbe maturata dopo aver appreso del martirio della Legione Tebea avvenuto il VI anno di regno di Massimiano (anno 292?): 6.600 soldati romani cristiani, guidati da San Maurizio, affogati in un lago ghiacciato per ordine dell’imperatore nei pressi dell’attuale St.Moritz (Svizzera), poiché si erano rifiutati di sacrificare al Dio Giove e di prendere le armi contro altri cristiani.

Convocato da Massimiano, forse a seguito di una denuncia, Donnino, insieme ad alcuni suoi compagni di fede, si rifiuta di sacrificare al culto imperiale professandosi apertamente cristiano.

 

In questo atteggiamento risoluto di Donnino, però, non va vista una “vocazione al martirio”: semmai un’adesione completa alla “dottrina” della Chiesa.

Secondo il parere di diversi Padri della Chiesa della prima metà del III secolo, quindi presumibilmente conosciuti da Donnino, come Ippolito (Traditio Apostolica, cap. XVI), Origene (Contra Celsum, cap. V), Tertulliano (De Corona, cap. XI) e Cipriano (Ad Donatum, cap. VI) il cristiano battezzato doveva non solo rifiutarsi di bruciare incenso agli idoli e agli imperatori romani - che pretendevano di essere chiamati dominus et deus, cioè signore e dio - ma evitare di entrare nell’esercito, militare et bellare.

Ai militari convertiti , e Donnino dalla stessa Passio parmense viene anche definito “homo cospiquus et precipuae cristiane religionis miles fortissimus”, viene consentito di rimanere nell'esercito a patto che si impegni a non uccidere nessuno (il rifiuto della Legione Tebea) e a non commettere atti di idolatria. 

martirio di San Donnino

 

Sul finire del III secolo, dunque, il tema dell’obiezione di coscienza, come si potrebbe definirlo oggi con un termine moderno, è quanto mai sentito nelle comunità cristiane.

Forse è anche per questo che gli imperatori, temendo di rimanere “senza un esercito”, rivolgono le loro “attenzioni” ad intra, inquisendo e chiedendo fedeltà prima di tutti ai militari ed ai loro più stretti collaboratori: ne fecero le spese, come ricordato, l’intera Legione Tebea o il giovane Massimiliano, martirizzato nel 295 per aver rifiutato di prestare il servizio militare nell’esercito imperiale.

E ne faranno le spese anche Donnino e i suoi compagni, i quali, dopo il rifiuto di abiura del cristianesimo, non resta che la fuga verso Roma, “non timore passionis territi”, non per paura del martirio, semmai “voce divinae exortationis ammoniti”, avvertiti, cioè, da un segno divino.

Chi attraverso la Via Flaminia; chi attraverso l’Aurelia; e chi, come Donnino, attraverso l’Aemilia (Via Emilia). 

 

Il quale, però, rintracciato a Piacenza dagli uomini dell’imperatore, viene definitivamente raggiunto a XII milia dalla città di Iulia Crisopoli (Parma), nei pressi del fiume Sisterionis (Stirone) e lì decapitato.

Il particolare che la Passio Fuldense, la Fiorentina e la Parmense indichino Parma con il suo nome greco Iulia Crisopoli, per altro, potrebbe fornire un elemento utile a datarle, inducendo a pensare che possano dipendere da un documento bizantino d’ambiente parmense del secolo VI – del periodo, cioè, successivo alla guerra greco-gotica (535-553) con cui l’imperatore bizantino Giustiniano (482 – 565) tenta, non riuscendovi completamente, di riconquistare la Penisola, e a cui parrebbe essersi ispirato anche il Martirologio Geronimiano del 600 che per primo parla del martire cristiano Donnino.