San Donnino Fidenza

Donnino

Chi era il martire Donnino? A chi appartiene il corpo conservato nella cripta della Cattedrale di Fidenza? Secondo la tradizione Donnino fu un romanus, alto funzionario alla corte di Massimiano – cubicularius – giustiziato per ordine dello stesso imperatore poiché non volle abiurare il suo credo cristiano

Donnino, romanus e cubicularius alla corte dell’imperatore Massimiano


 

Chi è davvero il martire Donnino?

Nonostante diverse fonti agiografiche ne parlino - la più antica è il Martirologio Geronimiano, una trascrizione transalpina del 600 di un documento bizantino del VI secolo, erroneamente attribuita a San Girolamo (347-420) - si fatica a tratteggiare con precisione il “profilo” dell’uomo decapitato per ordine dell’imperatore Massimiano (Marco Aurelio Valerio Massimiano Erculio, 250 circa – 310), il die nonae novembris – il 5 novembre, secondo la Passio Fuldense del secolo IX, la più antica delle Passiones che parlano del martire Donnino, inserite nella Bibliotheca Hagiografica Latina Antiquae et Mediae Aetatis – dell’anno 293, nei pressi del ponte romano di Fidenza. 

Secondo la Passio Fiorentina (XI secolo) – che invece fissa il giorno del martirio al VII Id[us] Octobr[is], il 9 ottobre, la data recepita dal Martirologio Romano - Donnino fu “natione romanus”. Alla fine del III secolo non indica più l’essere o meno “cittadino romano” – la Costitutio Antoniniana (meglio conosciuta come l’Editto di Caracalla) nel 212 aveva esteso la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’Impero – semmai l’appartenenza ad una famiglia dell’élite romano-italica, distinta da quella provinciale.

 

Rango, questo, che per altro consentiva di ricoprire alti incarichi all'interno dell’amministrazione dello Stato come quello del cubicularius. E Donnino fu, almeno secondo la Passio Fuldese (IX secolo), “cubicularius primus”, colui cioè “a quo cotidie imperator coronabantur, qui imperatoris coronam ipse conservabat”; il custode, insomma, del tesoro e della corona imperiale che ogni giorno aveva il delicato compito di rimetterla sulla testa dell’Augusto, il titolo di cui venivano insigniti gli imperatori romani.

San Donnino Fidenza

 

Donnino fu, dunque, con buona probabilità, esponente dell’élite di corte e alto funzionario dell’imperatore Massimiano.

Questa sua appartenenza alla nobilitas potrebbe fornire anche una possibile spiegazione al suo nome, Domninus, che più che ad un gentilizio o ad un nome proprio farebbe pensare ad una condizione, quella appunto del Signorino o, meglio, del Signorotto

Ma Domninus fu cristiano e “propter fidem Christi”, per questa sua radicata fede in Cristo – come ricorda il Martirologio di Rabano Mauro, Acta Sanctorum, Octobris, (IV secolo) - subì il martirio. Infatti prima dell’Editto di Milano del 313 – voluto dall'imperatore Costantino e conosciuto anche come “Editto di tolleranza” che, di fatto, liberalizza il culto, anche quello cristiano, all'interno dei confini dell’Impero - i cristiani venivano perseguitati e a quelli di loro che ricoprivano importanti incarichi nell'amministrazione dello Stato, come nel caso di Donnino, veniva chiesto di abiurare e di sacrificare al culto dell’Imperatore, come testimonianza di fedeltà allo Stato, che l’Augusto incarnava.


 

Molti cedettero e della sorte del “lapsi” – letteralmente gli scivolati, coloro cioè che abiurarono per paura o per convenienza – la Chiesa del IV secolo, ormai uscita dalle catacombe e libera di professare il proprio Credo, si occuperà a lungo. 

Ma Donnino no. 

Rifiuterà di sacrificare al culto dell’imperatore, rinnovando con questo gesto la fedeltà a Massimiano, e per questo verrà condannato a morte; proverà a scappare “cum vellet persecutionis rabiem declinare”, ma raggiunto dai soldati dell’imperatore nei pressi di a Fidenza, “in eadem via Claudia, loco fluvio Sisterioni pene contiguo”, verrà catturato e giustiziato.