Storia Cattedrale di Fidenza

Dalle origini al XIII sec.

Macrofasi Cattedrale di Fidenza

Macrofasi Cattedrale di Fidenza


 

Una chiesa intitolata a San Donnino esisteva già nell’830.


Un documento del 991 attesta che la chiesa di Borgo San Donnino fosse una pieve, ovvero una chiesa con prerogative battesimali, un capitolo e una serie di cappelle dipendenti ad essa soggette. 


Attraverso dati indiretti, per lo più testuali e documentari, è possibile ipotizzare che la chiesa altomedievale sia stata ricostruita nella seconda metà dell’XI secolo:  nel testo della cosiddetta “seconda inventio” del Santo si parla di un ampliamento e ri-costruzione.  Poiché il manoscritto è di XI secolo (Passionario parmense, Parma, Biblioteca Palatina) è plausibile pensare a una fase pressoché coeva di interventi. 
Anche alcune labili tracce archeologiche potrebbero suggerire una datazione da ricondurre alla fine dell’XI secolo, massimo inizio XII secolo: le impronte degli archetti interni sui perimetrali alti del coro al di sopra di archetti archiacuti di epoca gotica;  una muratura in corrispondenza del setto nord esterno del coro differente da tutte le altre apparecchiature murarie della chiesa; lo stile di alcune sculture di facciata difficilmente accostabili alle date della fabbrica attuale ed eventualmente riferibili alla chiesa precedente.
Questa chiesa doveva avere una cripta per il corpo di San Donnino.


La notizia del 1179 secondo cui il corpo del Santo era conservato nel monastero dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista poco fuori Borgo, è indizio molto probabile del fatto che vi fossero in corso dei lavori. D’altra parte l’articolazione interna dell’edificio, il sistema alternato ma anche l’articolazione dei sostegni sono compatibili con edifici della Valle del Po del secondo/terzo quarto del XII secolo: Chiaravalle della Colomba in primis, alcune chiese di area bolognese, ma si pensi anche alla conformazione delle colonne del Palazzo dell’Imperatore/dell’Arena di Parma, sicuramente terminato nel 1162.

Se così fosse, la ricostruzione della Chiesa avvenne al tempo di Federico Barbarossa. 

E non sarebbe un caso che l’imperatore abbia nominato arciprete della pieve di Borgo il presbitero Marco, figura controversa se fu definita scismatica da papa Celestino III; tuttavia dovette rientrare molto presto in seno alla Chiesa è vero che fu nominato abate del cenobio di Santa Croce di Fonte Avellana e poi vescovo di Gubbio. 

Peraltro nel 1196 la bolla di Celestino III sull'uso della mitra pastorale è indice dell’importanza che nel frattempo aveva acquisito Borgo San Donnino nell’ambito dell’Emilia occidentale e più in generale per l’intero scacchiere ecclesiastico nord italiano tra la fine del XII e i primi decenni del XIII. Passò sotto la diretta dipendenza papale ma continuò ad orbitare in campo ghibellino, quindi imperiale. 


La successione sulla sedia arcipretale dei tre fratelli Da Sesso, membri di una famiglia esplicitamente filo imperiale, è molto significativa. Per capire l’importanza di questi prelati si tenga conto che Gherardo divenne arcivescovo di Milano e poi cardinale e che Ugo, in carica a Borgo dal 1202 al 1213, divenne vescovo di Vercelli fino al 1235, seguito sulla medesima sede vescovile dal terzo fratello Guidotto.

Storia Cattedrale di Fidenza

 

Negli ultimissimi anni del secolo XII la chiesa risulta agibile e lo sappiamo grazie alla indiretta testimonianza di atti firmati ripetutamente in chiesa. Una facciata alta quanto i protiri attuali, anche per analogia con alcuni settori bassi interni, i perimetrali e la nuova cripta con parti probabilmente in piedi della chiesa di fine XI/inizio XII secolo è quello che è possibile attribuire alla fase ascrivibile alla seconda metà avanzata del XII secolo. 

A tale fase dobbiamo datare tutte le sculture più schiettamente antelamiche (Madonna con Bambino, Profeti, ecc.) e i fregi di facciata.

È probabile che la chiesa fosse costruita fino a poco più del livello della chiave di volta degli archi laterali della navata centrale, come sembra suggerire il fatto che la pietra utilizzata per i grandi semipilastri che impostano i due archi traversi a sesto acuto cambia colore proprio a quest’altezza, altezza che corrisponde grosso modo con la parte inferiore della controfacciata, tutta rivestita in pietra.  Le volte pertanto non erano ancora state costruite. Tale situazione ricalcherebbe tra l’altro esattamente l’evolversi del cantiere della cattedrale piacentina. In questa fase, ragionevolmente, a fianco della cripta rimangono ancora parti in alzato della chiesa costruita nel secolo precedente (le tracce di archetti ciechi all’interno). A questa fase appartengono anche le torri di facciata come sembra suggerire il loro ingombro sul piano dei matronei: questo vuol dire che quando i matronei vengono realizzati nella fase di XIII secolo le torri c’erano già.

 

Le reliquie sono riposte in cripta nel 1207: a tale altezza cronologica essa presenta pressoché la forma attuale, tenuto conto delle modifiche di epoca moderna. Solo quando la cripta è terminata può partire la ricostruzione del coro, dell’abside e delle volte. Peraltro la presenza di capitelli à crochet in cripta, in Italia diffusi a partire dagli anni a cavallo tra XII e XIII secolo,  avvalora la possibilità di lavori nei primissimi anni del Duecento. Lavori contemporanei, o di poco successivi, agli interventi in navata (parti basse) e facciata perché non sono presenti capitelli à crochet.


 

Post 1207 - 1250 ca.: per costruire le volte sulla navata centrale bisogna prevedere sistemi di controspinta laterale, mascherati ora internamente dai matronei. Il cantiere duecentesco procede dalla facciata verso est perché la volta a ombrello con le sculture del Pantocratore e simboli degli evangelisti è l’ultimo settore a essere costruita, con la corrispondente abside.

È al tempo di Oberto II Pellavicino che i lavori terminano nel settore absidale: siamo attorno alla metà del XIII secolo.

Tutto questo risulta coerente con le sculture nel catino absidale comparabili a quelle di Reggio Emilia di metà XIII secolo ca. (fronte d’altare del Museo Diocesano con Cristo in Mandorla e simboli degli evangelisti), spiega i capitellià crochet e spiega le analogie presenti con la decorazione architettonica del registro più alto del Battistero di Parma (1262/1270 secondo Lomartire) e con alcune sculture presenti a Cremona sul Palazzo Comunale e sempre a Cremona nel protiro della cattedrale, emergenze queste databili agli anni centrali del XIII secolo.


Se in cattedrale a Piacenza le gallerie di facciata furono le ultime parti a essere concluse, a Borgo, nonostante un progetto analogo, non si riuscirono a terminare i lavori e rimase incompiuta.