sculture Cattedrale di Fidenza

Tutte le altre sculture

A chi si possono attribuire tutte le altre sculture che costellano la facciata, l’abside e il catino della Cattedrale di Fidenza? Sicura è l’influenza del capo bottega Bendetto Antelami che con il suo stile continuo a influenzare gli artisti che operarono in un cantiere che durò ben oltre l’operato del maestro, regalando opere che vengono inserite nel cosiddetto “corpus antelamicum”

A chi si possono attribuire le altre sculture che costellano la facciata, l’abside e il catino?


 

Ma come leggere e a chi attribuire tutte le altre sculture, quelle che costellano la fronte, quelle absidali, quelle del catino della Cattedrale di Fidenza?

Fatto salvi alcuni pezzi che probabilmente provengono dalla chiesa precedente l’attuale (le sculture dei telamoni delle porte a fianco del protiro centrale, per esempio), occorre qui fare riferimento a un problema spinoso della storia dell’arte, in particolare modo della storia dell’arte medievale, epoca nella quale mancano nella quasi totalità dei casi i nomi degli scultori principali e dei loro collaboratori nelle articolate dinamiche di cantiere. 

 

Partiamo da un dato cronologico. 

Se Benedetto Antelami, che si firma nel 1178 a Parma, non è un ragazzino, ma un uomo con una certa esperienza, possiamo pensare che sia nato attorno al 1150. Quando si firma nel 1196 nel Battistero ha già circa 50 anni e tenuto conto della aspettativa di vita nei secoli medievali e soprattutto considerando la attività fisicamente pesante che aveva svolto per tanti anni, è davvero difficile credere che, ancora, nei primi decenni del XIII secolo fosse in grado personalmente di operare e lavorare la pietra.

 

Se questo è vero, occorre ammettere però che una serie di opere “tarde” rispetto alla firma del 1178 siano stilisticamente legate a Benedetto, ma non siano direttamente a lui riferibili. 

Analogamente, si arriva alla medesima conclusione se riflettiamo sull'impossibilità di attribuire al medesimo scultore l’intero apparato plastico di una edificio complesso come quello di Borgo. Dobbiamo ipotizzare necessariamente, in questo caso, che vi fossero dei collaboratori di buon livello in grado di sintetizzare e dare omogeneità al cantiere emulando lo stile del cosiddetto capobottega. 

Per Benedetto Antelami e la presenza del suo stile o di uno stile direttamente a lui collegato in fabbriche anche lontane e magari scalate di parecchi decenni l’una dall'altra - da Parma a Genova, da Borgo San Donnino a Cremona, da Vercelli a Reggio Emilia, con un’estensione cronologica che va dagli anni Settanta del XII secolo sino alla metà circa del XIII, è stato coniato da Willibald Sauerländer il sintagma “corpus antelamicum”. 

 

Va da sé pertanto che se vogliamo analizzare le sculture del catino e dell’abside, noteremo evidenti stilemi e richiami presenti nelle opere sicuramente di Benedetto Antelami a Parma. Tuttavia, se la loro datazione scala almeno al secondo quarto del XIII secolo, sarà più opportuno fare riferimento a maestranze di cultura antelamica, ovvero che possono rientrare nel “corpus antelamicum”. 

L’idea dello studioso tedesco ha forse ridimensionato l’attività artistica di Benedetto Antelami, ma ha reso giustizia della reale dinamica di un cantiere medievale, articolato in capibottega che avevano la facoltà di firmare quasi come fosse un marchio o una griffe, e una serie di lapicidi che sulla scorta delle indicazioni del maestro principale lavoravano e contribuivano in modo imprescindibile alla conclusione del cantiere.