Cattedrale di Fidenza

Dal IV sec. al XXI sec.

La crisi economica del IV secolo che mise in ginocchio l’Impero romano non risparmio neppure le città della pianura padana: Flavia Fidentia si ritrovò nel giro di pochi decenni ad essere poco più di un piccolo sobborgo finendo per essere chiamata Fidentiola Vicus.

La crisi del IV secolo colpisce anche Fidenza: da Flavia Fidentia a Fidentiola Vicus


 

La profonda crisi economica, politica e sociale che investì l'Impero romano in epoca tardo-antica non risparmiò neppure le città della pianura sorte lungo la via Aemilia, che nel noto passo del 387 di Sant’Ambrogio (339/340-397) vengono definite “semirutarum urbium cadavera” (cadaveri di città semidistrutte, Epistolae, Patrologiae latinae cursus completus, vol. XVI, 39, col. 1099).

Flavia Fidentia risentì particolarmente della situazione di degrado al punto da perdere anche la dignità municipale (Municipium) e negli itinerari tardi viene citata come “vicus” (villaggio), Fidentiola Vicus appunto o “mansio” (luogo di ristoro lungo l'Emilia). 

 

Nella Passio di San Donnino (Passionario parmense, Parma, XI sec.) non viene neppure più citata e i riferimenti geografici del martirio del Santo e della sua sepoltura si limitano al torrente Stirone e alla distanza di 15 miglia da Parma.

Sempre nel racconto della stessa Passio gli abitanti del luogo non più identificati come Fidentini, ma come “incolae illius loci” (gli abitanti del luogo), una volta individuatone il sepolcro a seguito di eventi prodigiosi costruiranno una piccola chiesa e cominceranno a venerarne la memoria.

Borgo San Donnino Fidenza

 

Del lungo periodo di decadenza restano riscontri archeologici nelle vaste e ripetute tracce d'incendio e nell'introduzione al posto delle degradate case di epoca romana o domus, in rovina, di una edilizia in legno di cui restano preziose testimonianze recentemente scoperte in via Bacchini a Fidenza.

Anche il ponte romano costruito in pietra sullo Stirone, crollato, non verrà ricostruito fino al pieno Medioevo.


 

I ritrovamenti archeologici di piazza Grandi trovano conferme importanti nella citata Passio e nelle immagini scolpite sulla facciata del Duomo, là dove San Donnino passa a guado il torrente Stirone con la testa in mano, tra erbe palustri e a fianco di uno strano monumento, che potrebbe essere il rudere di una pila di ponte o più avanti nell'episodio scolpito del miracolo del ponte.

È la che una passerella di legno, magari, gettata su quel che restò del ponte romano crollò per il troppo peso dei fedeli accorsi a seguito del ritrovamento del Corpo Santo.