Scranni Cattedrale di Fidenza

Case lignee

A 4 metri di profondità, sotto le fondamenta dell’ex caserma dei Carabinieri e del convento dei Francescani raso al suolo da Napoleone vengono alla luce i resti di tre grandi case di legno dell’anno Mille, contemporanee del viaggio del vescovo Sigerico “inventore” della via Francigena.

Sotto il Teatro Magnani, i resti di tre case medioevali raccontano la storia di Borgo San Donnino


 

Lo scavo archeologico realizzato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia – Romagna (diretto da Manuela Catarsi con l’assistenza di cantiere della Cooperativa Archeologica Lombarda di Brescia), all'inizio degli anni Novanta del secolo scorso, in occasione della ristrutturazione dell’immobile dell’ex caserma dei Carabinieri posto in via Bacchini, ha fornito dati di estremo interesse per ricostruire l’evoluzione urbanistica di Fidenza che, una volta scomparso il municipium romano di Fidentia, nacque a nuova vita come Borgo San Donnino.

L’esplorazione scientifica ha, infatti, chiaramente evidenziato come la caserma dei Carabinieri, si fosse insediata in un immobile appartenuto ai Frati Minori Conventuali e ricostruito all'indomani della sconfitta definitiva di Napoleone, sulle macerie di quello più antico da lui fatto abbattere dopo lo scioglimento dell’Ordine monastico.

 

Del convento originario, interamente andato distrutto ad eccezione della chiesa, in cui ha trovato posto il Teatro Magnani, sono stati riportati in luce brani murari in ciottoli e pozzi riferibili ai quartieri  rustici.

Più interessante il ritrovamento al di sotto dei livelli conventuali, di resti di una grande caneva,  sigillata da una coltre di limi alluvionali e caratterizzata da grandi fosse ripiene di granaglie, datata sulla base del ritrovamento di una moneta dell’imperatore Corrado II, detto il Salico agli inizi dell’XI secolo.

Cattedrale di Fidenza

 

A oltre 4 metri dal piano di calpestio attuale, sottoposti ad essa, sono stati riportati in luce anche i resti di almeno tre case rettangolari di legno di quercia – di cui solo una di 7 x 9 metri conservata in situ e visitabile a richiesta allo IAT di Fidenza - caratterizzate da un sistema di fondazioni a travi rovesce, e in cui, ad un ambiente con focolare centrale in pietra destinato ad uso abitativo, se ne affiancava un altro usato come ricovero per attrezzi e animali.

Queste strutture, datate da indagini dendrocronologiche e radiocarboniche alla fine del X sec. d.C., risultano dunque contemporanee al viaggio di Sigerico lungo la Via Francigena di cui Borgo San Donnino costituiva tappa importante.

 

Inferiormente era poi un altro livello insediativo caratterizzato ancora da case di legno, sempre divise in due ambienti separati da un tramezzo, ma di proporzioni più piccole (m. 10,5 x 5) e con i pali portanti  direttamente infissi nel terreno ( di cui una conservata sul posto e visitabile alle stesse condizioni della precedente).

Considerazioni basate sulla sequenza stratigrafica, la tecnica costruttiva più rudimentale  e i materiali trovati, tra cui  frammenti di ciotole a listello di tradizione tardo-romana e una monetina di fine IV – inizi V sec. d.C., consentono di datare questa fase ad un periodo compreso tra il l’età Tardoantica e l’Altomedioevo, vale a dire al momento in cui scomparsa la romana Fidentia iniziò il processo di rinascita del Borgo.